antonelloveronese

Antonello

  •  Marco Brusati
  •  6 marzo 2016
  •  Storie

Dalla consolle di una radio, come dj, alla plancia di comando di un’importante Assicurazione. Antonello Veronese oggi ha 58 anni e osserva con distacco e un po’ di ironia il suo passato. E’ il protagonista della rubrica Bella Storia, in un numero di Ematos pensato per festeggiare il 18 esimo compleanno di Ams. Anche Antonello ha scelto di mettere le sue competenze, la capacità di “leggere i numeri” al servizio dell’associazione.
Milanese?

“Adottivo. Anagraficamente sono romano. Sono nato nella Capitale, ma già a sette anni papà veniva trasferito prima a Bari, poi a Livorno e infine a Milano. Dove ho frequentato il liceo Zaccaria, poi l’Università e ho conseguito il master in Bocconi”.

Subito in carriera.

“Ho lavorato prima alla Banca commerciale, poi finito il master ho cambiato strada e sono finito nel campo della Assicurazioni e lì sono rimasto fino al 2010, scalando i vari gradini di carriera”.

Fino in vetta, direttore amministrativo. E poi?

“All’inizio del 2010, l’azienda ha chiuso il rapporto di lavoro. Ero un dirigente e queste sono le regole. Non nascondo che è stato traumatico, perché ero già nel pieno della malattia”.

Quando si è ammalato?

“Tre anni prima, alla fine del 2006, avevo da poco compiuto 4 9 anni. Fino a quel momento la mia salute era stata ottima. Allora, invece, cominciai ad avere febriciattola, all’inizio mi dissero che era l’influenza stagionale. Ebbi una ricaduta dopo Natale. Mi dissero che era perché non avevo fatto il vaccino anti-influenzale. E avanti così per mesi: Intanto continuavo la vita di sempre, lavoro, sport”.

Che sport?

“Sono appassionato di moto, sci, musica. Di mare ma anche di montagna, mia moglie nel 1995 s’è trasferita a Courmayeur e io facevo avanti e indietro nei fine settimana. Lei è l’esperta di montagna in famiglia, ha scalato tutto il possibile, è stata in spedizioni in Sudamerica, in Asia, fa scialpinismo, arrampicate e cascate di ghiaccio”.

Torniamo alla malattia

“Il 2007 trascorse con alti e basi finché un amico internista di Niguarda , nonché mio dietologo, in settembre mi prese di punta , era anche il mio dietologo, e mi fece fare un check up. Ero andato da lui perché avevo messo su qualche chiletto e mi scoprirono un linfoma nella zona marginale della milza che a novembre mi fu tolta”.

Ritornò al lavoro?

“Giusto il tempo di riprendermi, certo. Però da quel momento divenni un paziente dell’ematologia, cioè cominciò la trafila dei controlli ravvicinati. Il mio era un linfoma non hodg kin. Aggressivo. Infatti poco dopo i medici mi ‘sono saltati addosso’ di nuovo. Lo dico per sdrammatizzare. Perché è stato un lungo periodo difficile. Ho fatto cicli di chemio, pareva fossi in remissione”.

Invece?

“Siamo arrivati ai primi del 2010, quando mi ritrovo senza lavoro. Per fortuna mi ero fatto una polizza ma lo shock penso abbia influito sulla ripresa della malattia. Il trauma credo mi abbia riportato indietro, ha dato una bella botta alle mie difese immunitarie. Dopo l’ennesimo ciclo di chemio sono arrivato al trapianto autologo di midollo. Il 31 gennaio 2011”.

Il bilancio?

“La malattia non ti abbandona mai a livello di testa. Rimane in una specie di limbo. Non ho più la milza, il mio sistema immunitario fa ridere. Ma ho ripreso ad andare in moto (da ragazzo facevo gare di moto fuoristrada), ho finalmente realizzato il sogno di imparare a suonare la chitarra, scio, vado al mare e seguo Ams e a chi mi dice dove trovo la voglia di tornare in ospedale per Ams dopo tante peripezie, dico che ho visto il diavolo e conosciuto l’inferno. Ho avuto la possibilità di una seconda vita e voglio usarla per evitare che altri possano vederlo. E se accadrà abbiano gli strumenti per uscirne al meglio”.

Il trapianto?

“Tre settimane in camera sterile, in isolamento, ricordo di aver capito che qualcuno nella stanza accanto non ce l’aveva fatta. Senti rumori, le macchine che si spengono, poi mi hanno raccontato qualche bugia…”.

Il libro preferito?

“…leggo solo quotidiani specialistici, economia..”.

Il film?

“Blade runner”.

Una canzone?

“Tutta la musica rock, country, blue…Elvis, I Beatles…”

Un rimpianto?

“Quando ero all’università, nascevano le radio libere e io lavorai a Studio 105, facevo le regie dei programmi della notte. Mi proposero un programma, papà voleva che io proseguissi gli studi. UN giorno mi chiamò Claudio Cecchetto che stava aprendo Radio Music, oggi Radio Dj. Mi disse: vieni a lavorare con me ….ma era già prevalso il piano di studi. Quando facevo le cose, le facevo bene”.

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