Cateteri venosi centrali tra innovazione e formazione

Migliorare la qualità delle cure significa applicare tecnologie avanzate e dedicare l’équipe medica e infermieristica a specifici corsi di formazione che permettano la massima efficacia da una parte e l’attenzione nell’assistenza e nel rapporto col paziente dall’altra.

Nel campo dell’ematologia e dell’oncologia il cardine delle terapie è spesso rappresentato da farmaci che vanno somministrati per via endovenosa; in questi casi diventa molto importante il buon stato di conservazione degli accessi venosi periferici: giovani pazienti, magari di sesso maschile, hanno per lo più quelle “belle vene”, resistenti e toniche, facili da reperire quando serve incannularle. A volte però, sia per motivi costituzionali (persone obese o anziane con vene molto fragili), sia perché le vene periferiche possono venire usurate da prelievi ripetuti o da mesi di trattamenti per via endovenosa, sia, ancora, in quei casi in cui occorre somministrare o numerosi farmaci insieme (pensiamo ai pazienti sottoposti a cure intensive) o particolari tipologie di farmaci, irritanti per le pareti dei vasi sanguigni, allora occorre ricorrere a particolari stratagemmi: i cateteri venosi centrali.

Questo tipo di catetere è un tubicino flessibile, che serve ad infondere il farmaco direttamente nel circolo sanguigno attraverso una grossa vena.

Esistono diverse tipologie di cateteri venosi centrali e in genere questi presidi vengono posizionati da anestesisti o da radiologi interventisti. I tipi di catetere più frequentemente utilizzati vengono inseriti dalla vena giugulare o succlavia, possono rimanere in sede meno di un mese, ma poi vanno rimossi: in genere vengono utilizzati per pazienti ricoverati, perché serve una manutenzione quotidiana.

Altri cateteri, definiti “impiantabili”, possono invece rimanere posizionati per parecchi mesi, possono esser utilizzati in modo discontinuo, vanno medicati solo periodicamente e sono particolarmente utili per pazienti con problemi di vene che debbano condurre terapie endovenose periodiche, anche in regime ambulatoriale o in Day Hospital, e non interferiscono con le normali attività giornaliere.

 

 


Una di queste tipologie di catetere è il PORT-A-CATH, impiantato completamente sotto la cute
tanto che, una volta sistemato, ne sarà visibile solo una piccola area sotto la pelle.

 

 

Un altro dispositivo che ultimamente stiamo sempre più spesso utilizzando con soddisfazione per i nostri pazienti, è il PICC, un catetere venoso centrale a inserzione periferica mediante venipuntura ecoguidata delle vene profonde, al terzo medio del braccio; questo catetere può essere posizionato da personale medico o infermieristico adeguatamente addestrato e non necessita di competenze di tipo anestesiologico o chirurgico: nei prossimi giorni si terrà un corso, a cui parteciperanno alcuni dei nostri medici ed infermieri, volto a creare, anche all’interno della nostra equipe, un PICC-team specializzato nel posizionamento e nella gestione di questi sempre più utili dispositivi!

 
 
 
 
 
Valentina Mancini
medico specialista ematologo
 

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