Ematos 23 - Claudio Franceschini

Claudio & ‘Gli Accordini’, una bella storia

  •  Marco Brusati
  •  3 dicembre 2013
  •  Storie

Claudio Franceschini ha 60 anni e un’ unica figlia, Alice, che nel 2003, quando aveva 17 anni, ha combattuto e vinto la sua guerra contro un linfoma non Hodgkin. Da dieci anni Claudio è uno dei supporter preziosi di Ams. Per una vita ha lavorato come bancario ma per gli amici di Ams è il leader degli Accordini, la band che accompagna i nostri momenti di socialità. “Alice era una bimba quando si ammalò. Fu il professor Ortolani ad indirizzarci al reparto di Ematologia di Niguarda.

Quando i medici mi dissero che c’era una grossa massa al mediastino…pensavo si trattasse di un problema del cuore. Ero quasi sollevato. Dentro di me immaginai che con un piccolo intervento tutto andava a posto. Non era così. Il linfoma, mi spiegarono, può essere una cosa lunga, anche se per fortuna le guarigioni superano il 90 per cento nei giovani come Alice. Iniziò il calvario. Era il mese di maggio e la bimba continuò ad andare a scuola. Avrebbe compiuto 18 anni ed era l’anno della maturità. Dentro e fuori dall’ospedale, tra una chemio e l’altra, ce la fece. Le cose poi cominciarono ad andare benino e quello che, con il tempo, ho compreso ci ha veramente aiutati è stato trovare un reparto dove tutto funzionava a meraviglia. Era come essere parte di una grande famiglia”. Domare la malattia e poi sconfiggerla non è stato un percorso breve. Alice affronta un trapianto di cellule staminali. “Non andò come doveva ma il dottor Cairoli ci disse che sarebbero intervenuti con una terapia di supporto. Alla fine del 2004, un anno e mezzo dopo, lo scenario cambiò a nostro favore e così nel 2005. A casa ci siamo dovuti rimboccare le maniche e ci siamo resi conto di essere una famiglia molto unita. Questo ci ha dato una forza incredibile. Anche per Alice è stata una prova importante, ha imparato a distinguere i veri problemi dalle banali difficoltà. Per noi oggi è tutto più facile”.

Quando conosce la dottoressa Morra?

“Fu lei a comunicarci la diagnosi, quando ricoverarono Alice. Ma compresi chi era veramente Enrica Morra quando, un giorno, mia moglie leggendo un articolo che illustrava le proprietà innovative di un farmaco mi disse: chiediamo alla dottoressa se Alice potrebbe giovarsene. Subito mandai un fax. Esattamente mezz’ora dopo la dottoressa Morra mi chiamò al telefono. “State sereni, questo farmaco l’abbiamo e si darà se servirà al momento opportuno”. Ci siamo così resi conto che lei c’era sempre, anche quando non la vedevamo. Era sempre presente e aveva in testa ogni paziente. Ma non aveva finito di sorprendermi”.

Ci racconti.

“Ci siamo resi conto di come la vita possa cambiare in pochi secondi e che c’è molto da fare per aiutare le persone ammalate che hanno più bisogno. Basta rinunciare a una cena, a una pizza con gli amici per aiutare il prossimo. Quindi con la mia band, nel 2005 organizzammo uno spettacolo nel quartiere dove viviamo, a Porta Romana, nel teatro dell’Oratoio di San Luigi dove sono cresciuto da ragazzo e dove ho cominciato ad appassionarmi alla musica e ad imparare a suonare la chitarra. Ebbene, lei trovò il tempo di essere presente”.

Come nasce il gruppo e perché Gli Accordini?

“Ho sempre amato la musica e suonato la chitarra. Con un ex collega decidemmo di mettere su un gruppo. Lui cantava, io suonavo. Quanto al nome…avevamo un direttore in filiale che mi chiamava sempre a voce alta storpiando il mio cognome: ‘Accordini’. E io non rispondevo. Però era diventata una battuta e tra colleghi scherzavamo. Incrociandomi il mio amico rilanciava “Ehi Accordini”!. Così s’è deciso di battezzare il gruppo. Poi s’è unita a noi la Susy. Abbiamo prodotto due Cd, finalizzandoli a raccolta fondi. Ora al momento sono solo, il mio amico s’è trasferito, Susy ha trovato un amore ed è andata a vivere in Spagna. Suono alle feste, mi chiamano dove mi conoscono”.

Dove prova? In casa?

“Essendo giovane pensionato, do una mano ad una cooperativa sociale e quando gli uffici chiudono mi fermo a provare. Preparo le nuove canzoni. Mi tengo aggiornato. Le sento alla radio, le cerco su youtube, poi compro le basi, provo e imparo”.

Cosa non canterebbe mai?

“La musica lirica, perché non sono capace”.

L’autore preferito?

“Ce ne sono tanti, sono cresciuto negli anni Sessanta/Settanta, periodo in cui le canzoni, gli autori e i gruppi musicali hanno fatto della musica leggera la colonna sonora della nostra vita; ma il gruppo che amo di più, e così mia figlia, sono i Pooh. La loro musica, i loro testi e la loro sonorità un po’ sinfonica e un po’ rock mi ha colpito sin dal primo momento in cui li ho ascoltati. Li conosciuti grazie all’amico cantautore Fabio Concato presso i loro studi di registrazione. E dove ospitarono Alice, un regalo che chiesi a Fabio di fare ad Alice per il suo compleanno quando stava per uscire da quel periodo nero della sua vita”.

A proposito di Concato, come è nata la vostra amicizia?

“Era un cliente della filiale della banca dove ho lavorato per diversi anni. Conoscevo molto bene alcune sue canzoni, apprezzavo i suoi testi, che sono poesie. I colleghi, conoscendo la mia passione per la musica, quando Fabio entrava in banca mi dicevano: pensaci tu, gli artisti li lasciamo a te. Nel tempo siamo diventati amici e quando Alice s’ammalò lui e la sua famiglia ci furono di grande supporto. Hanno sempre partecipato anche come testimonial agli spettacoli che Gli Accordini organizzano per raccogliere fondi per AMS. Fabio ha conosciuto la dottoressa Morra ed è rimasto entusiasta per la forza e la dedizione con la quale si dedica agli ammalati”.

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