Dalla REL un esempio di collaborazione tra ricerca biologica e clinica per il progresso della cura della LMC

Nel 2013 è stato attivato, presso l’Ospedale Niguarda di Milano, il protocollo PhilosoPhi34 della Rete Ematologica Lombarda (REL), sulla Leucemia Mieloide Cronica (LMC). Lo studio, che coinvolge ben  18 centri ematologici in Lombardia, ha due obiettivi fondamentali: da una parte si propone di valutare l’efficacia del farmaco Nilotinib – somministrato ai pazienti con LMC alla diagnosi – nel ridurre le cellule staminali malate, che sono i progenitori di questa leucemia; dall’altra, intende ricercare eventuali nuovi meccanismi genetici e biologici che possano condizionare la risposta o la resistenza alla terapia.

La LMC oggi può essere efficacemente trattata utilizzando il farmaco Glivec, che ha rappresentato la svolta per la cura della malattia e che permette di ottenere risposte profonde stabili circa nell’80% dei pazienti” ci spiega la Dr Ester Pungolino, principal investigator dello studio e responsabile della Struttura Semplice – Area Ematologica Ambulatorio e Day Hospital – a Niguarda. “Il progetto PhilosoPhi34”, continua Pungolino, “si basa oggi sull’uso di un altro farmaco, il Nilotinib, che, somministrato ai pazienti con LMC alla diagnosi, agisce secondo un meccanismo simile a quello di Glivec, ma razionalmente progettato con una maggiore affinità e selettività di azione sul bersaglio da colpire nella cellula leucemica”.
La LMC è caratterizzata da una “firma genetica” chiamata traslocazione (9;22): un’alterazione dei cromosomi che, a livello molecolare, provoca la fusione di due geni (BCR/ABL). Lo studio si propone di valutare la scomparsa delle cellule staminali leucemiche nei pazienti con LMC dopo 6 mesi di trattamento con Nilotinib; inoltre mira ad approfondire le caratteristiche biologiche alterate delle cellule staminali della LMC, mediante l’analisi dell’intero genoma (44.000 geni).
Analisi bioinformatiche verranno utilizzate per confrontare i geni e i meccanismi biologici che funzionano in modo differente nelle cellule staminali leucemiche alla diagnosi e dopo la terapia con Nilotinib.  In altre parole, la ricerca intende arrivare a comprendere meglio le dinamiche di risposta positiva al Nilotinib – o, al contrario – di resistenza al farmaco.

di Alessandra Trojani
biologo genetista

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