Ematos 24 - Eliana Guasconi1

Eliana, la regina dei tappi

  •  Marco Brusati
  •  3 febbraio 2014
  •  Storie

Chi è Eliana oggi?

Un’insegnante. Questo è sempre stato il mio sogno e sono riuscita a realizzarlo. Quando m’ammalai, stavo seguendo la scuola per la specializzazione a Pavia. Continuai, non senza fatica, nonostante la frase terribile di un insegnante: “Se tu fossi stata incinta, ti avremmo aiutata per le assenze. Ma il linfoma per noi non è una malattia, puoi anche fingere di essere malata”.

Cosa gli hai risposto?

La mia fortuna è che ho la lingua tagliente e anche senso dell’ironia, quanto basta. Gli dissi che mi stavo divertendo a fare la ceretta ai capelli.

Eliana, 35 anni compiuti il 23 gennaio, una laurea in matematica e l’abilitazione per l’insegnamento di matematica e fisica alle scuole superiori. E poi?

Beh, questo adesso è il 90 per cento del mio lavoro e lo sarà fino ad agosto. Insegno fisica in un liceo di Casalpusterlengo, nel lodigiano.

Raccontaci il prima.

Finita la specializzazione, nonostante la chemioterapia, al pomeriggio mia mamma mi portava in Università. Non ho mai smesso di fare le cose che amavo. Certo c’è stato un piccolo incidente, per una polmonite che m’ha mandato in coma.  Andavo in treno, nonostante le difese immunitarie basse, e in gita tutti i sabati. In più, m’ero molto arrabbiata perché mi avevano fatto perdere la frequenza e prolungato la scuola di abilitazione, che non è poca cosa, perché significa perdere un concorso e tempo e, infatti, sono ancora precaria. Comunque, ho cominciato a studiare e a fare un altro lavoro, che di fatto continuo tuttora, cioè la consulente sulla sicurezza del lavoro per le aziende.

Donna di carattere!

Avevo 26 anni quando mi sono ammalata ed è stato un colpo…

Eliana si interrompe… ”Mi sembri quel personaggio della serie di Harry Potter, con la penna magica per quanto scrivi veloce” dice ridendo”.

Una sera ero a cena con “amici non amici”, non riuscivo più a deglutire acqua, ho dato la colpa all’ansia di stare con gente che non mi piaceva un granché. Il giorno dopo, a casa, di nuovo quella sensazione. Comincio a girare per medici, trovano la giugulare trombizzata, fino alla succlavia. Poi, scoprono una massa sotto lo sterno. Giro per ospedali. Mi fanno una biopsia. Arrivano a dire che è un linfoma ma quale? Non si capisce. Finché, per fortuna, un medico di Casalpusterlengo che aveva letto della dottoressa Morra su una rivista mi dice: vai a Niguarda.

Quindi?

Arrivai con due refertini miseri ma a lei bastarono. Linfoma non Hodgkin a grandi cellule B, con sclerosi del mediastino… e poi: ‘Stai tranquilla, sei arrivata nel posto giusto. Facciamo la chemio e vedrai che guarisci. Mi sono trovata nel posto giusto al momento giusto. Ho ancora le mie celluline staminali congelate ma mai usate, perché sono una delle poche persone che non ha avuto bisogno di trapianto. Sono passati nove anni e non si è più ripresentato.

Raccontaci il dopo.

Da quando sono guarita, mi sto dando alla pazza gioia: un viaggio all’anno, con mio fratello che è più giovane di undici anni e studia lingue, quindi l’ho nominato mio interprete. C’è stata qualche rinuncia. Prima di ammalarmi facevo tiro con l’arco a livello agonistico, ero nella squadra regionale e aspettavo la convocazione nella nazionale. Ora tiro, ogni tanto, nel cortile di casa, ma sento subito dolore allo sterno. E così suonavo la chitarra, ballavo nonostante la mia mole da ippopotamo. Ho ripreso solo a sciare…

Hai sostituito gli hobby con hobby più grandi. Come la protezione civile, l’impegno con Ams.

Vero, ero segretaria provinciale, e quando ci fu il terremoto in Abruzzo, nel 2009, nonostante il divieto assoluto della dottoressa Morra sono partita.

È domenica mattina e mentre parliamo, la famiglia Guasconi è al lavoro. La casa è un laboratorio e si preparano i costumi per lo spettacolo che si tiene tra una settimana a Somaglia, per Ams.

Sono rimasta iperattiva, però un pomeriggio alla settimana ora me lo prendo, mi stendo sul divano e leggo. Non ci sono per nessuno, ad eccezione del cane e del gatto.

Letture?

Romanzi, fantasy…sono una fan di Harry Potter, ho letto tutti i libri. Con mio fratello sono andata a visitare i luoghi dove J.K. Rowlings ha ambientato le avventure. Ci siamo innamorati di Edimburgo, della Scozia, abbiamo ripercorso tutti i luoghi fondamentali, il ponte, il castello, non s’è inventata nulla. Donna straordinaria.

La malattia t’ha cambiata?

Sono diventata cattivissima, certo ho anch’io i miei momenti critici, stanchezza, malinconia, la paura che nasce da un doloretto…ma, per esempio, mentre prima di ammalarmi non avevo il coraggio di dire cosa penso alle persone, ora non ho freni. Così come non temo di perdere i falsi amici. Sono rimasti quelli veri, persone che quando mi han dato due ore di vita erano fuori da sala rianimazione.

L’ultima scommessa è la compagnia teatrale.

Ho ripreso in mano un altro dei sogni interrotti. Ma stavolta è tutto finalizzato ad Ams. Siamo nove attori, papà e mamma scenografi, un trovarobe, io e mio fratello regista e aiuto regia. Gli attori sono i miei colleghi di scuola, il mio maestro di musica delle elementari, un bimbo che la mamma porta alle prove fin qui da Pavia. Ci ha adottato il comune di Somaglia. Per la Prima, un teatro da 100 posti.

Risate?

Tante. A crepapelle. Sto filmando le prove, il backstage, ci divertiamo da non credere. I mobili di scena sono quelli di casa. Quando siamo andati alla Siae c’è venuto un colpo: hanno chiesto documenti e documenti e poi 90 euro per spettacolo…ha finanziato mio papà, nominato presidente onorario della Compagnia.

E poi c’è la raccolta dei tappi.

Iniziata sette anni fa, prima li portavo a Milano. Poi sono diventati troppi e siamo diventati autonomi, con l’auto di papà distrutta durante un trasporto, e infine è arrivato il furgone di Ams. Nel 2013 abbiamo fatto il record di 22 mila chili, in aumento, nonostante si faccia nel lodigiano che è più vicino a Pavia che a Niguarda.

E la camminata, che ha raccolto duemila e duecento euro.

Ride…di nuovo.

Mi chiamano il “mastino della Bassa”. Ci inventiamo un po’ di tutto, i mercatini con i lavori all’uncinetto della mamma.

C’è spazio per nuovi sogni?

Come no. Aprire un ristorante con mio fratello, a Edimburgo.

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