La centralità della relazione medico-paziente

È vero, ci sono tante cose troppo importanti nella giornata dell’ematologo Dott. Bianchi e del paziente Sig. Verdi, ma ogni tanto, tra una visita e l’altra, la riunione, il prelievo, l’esame del midollo, nella fretta di portare avanti la cosiddetta “routine” o nello stress, la preoccupazione e tutto quello che comporta doversi far curare, entrambi dovrebbero fermarsi a riflettere quanta ricchezza, umanamente parlando, possa derivare dal complesso rapporto che si viene a creare tra medico e paziente!

Proprio ieri ho incontrato per caso un paziente arrivato da noi 7-8 anni fa, seguito nelle diverse fasi di un percorso terapeutico che ormai consiste solo di poche visite di controllo all’anno, peraltro non più nel “mio” ambulatorio: per entrambi è stato un po’ come rivedere “uno che conosci da una vita.” Ripenso quindi a tanti, diversi pazienti, persone che ho conosciuto in questi anni; alla fine è così, si finisce per condividere parte di un percorso: di malattia e di cura, sì, ma anche di vita.

È un pensiero che, giustamente, si fa spesso a posteriori, da entrambe le parti, una volta usciti da quel vortice che il “pieno della malattia” rappresenta, sia per il paziente, con il suo carico di sofferenza, il pensiero focalizzato sulle problematiche e le implicazioni che questo difficile momento comporta rispetto ai propri impegni personali, famigliari, lavorativi; sia per il medico, che magari all’inizio è più concentrato a cogliere “tecnicamente” i segni e le informazioni volte a stabilire la diagnosi, per riuscire a definire il percorso terapeutico migliore, il tutto magari nella frenesia di una giornata in cui bisogna inserire visite di altri 10 pazienti, telefonate, riunioni, esami da refertare, consegne puntuali agli infermieri…

Capita soprattutto all’inizio: a volte questo genera la sensazione che il medico non ti stia ascoltando, il senso di scarso interesse nei tuoi confronti, o di essere “uno dei tanti”. In realtà non si è mai “uno dei tanti”, nessuno lo è. E alla fine lo si scopre!

In ematologia, più che in altre discipline, il rapporto medico-paziente è sì un rapporto di cura, ma diventa anche un “incontro”, purtroppo forzato, tra una persona, il medico, e un’altra, il paziente, che si trova in una situazione particolare, la malattia. È un incontro in una condizione veramente speciale, fatta di sofferenza, disagio; si creano aspettative, si cercano risposte, si generano speranze, gratitudine, diffidenza, insorgono paura, preoccupazione… Un turbinio di sentimenti, emozioni e stati d’animo a cui ciascuno reagisce a modo proprio, secondo il proprio temperamento, carattere, secondo la propria situazione personale, età, cultura, credenze, valori, religione: chi è più diffidente, chi si apre “a libro aperto”, chi reagisce irrigidendosi e con rabbia, chi lasciandosi andare, chi… Centinaia di vie di mezzo! E il medico, persona anche lui, si inserisce in tutto questo “turbinio” anche lui con il proprio carattere e quindi con diversi modi di saper comunicare e di interagire, per realizzare insieme il medesimo bene, la salute del paziente: non è sempre facile, soprattutto all’inizio, quando ancora non ci si conosce bene e intervengono molte variabili “di disturbo” che rendono complesso e difficile l’approccio a questo “incontro”, per entrambi, ma alla fine, giorno dopo giorno, proprio per la particolarità del momento, ne può nascere una ricchezza di “umanità”, che porteremo sempre con noi!

La Comunicazione, scambio d’informazioni, emozioni, sentimenti, verbale e non, perché costituita non soltanto dall’uso delle parole e da quello che la persona dice, è il cardine del rapporto tra medico e paziente… Tra persona e persona. Ricordiamoci tutti che, per aiutarci ad ottimizzare questo delicato, ma fondamentale strumento, sia medici che pazienti hanno la possibilità di avvalersi, nei nostri reparti, dell’aiuto di esperti psicologi che possono rappresentare una risorsa molto importante per migliorare il processo di cura dei nostri pazienti.

Valentina Mancini
medico specialista ematologo

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