La sfida dell’Ematologia: la terapia giusta per ogni paziente

Il 20 ottobre 2013 a Verona, presso il PalaExpo, ha preso il via la 44° edizione del Congresso Nazionale SIE – Società Italiana di Ematologia: un appuntamento che si ripete ogni due anni, di grande rilevanza sia per la presenza dei massimi esponenti del mondo ematologico italiano, sia per l’interesse scientifico che suscita.
Sono stati 4 giorni di lavoro intensi: in questa ottica di slancio verso il futuro si sono tenute numerose sessioni di aggiornamento. Dalle leucemie al mieloma, alle mielodisplasie ai linfomi, tutte le novità sono state presentate e sviscerate nel dettaglio dai massimi esperti nazionali. L’obiettivo di questi ultimi anni è la terapia giusta per ogni paziente, ovvero il passare dall’aggredire la malattia sparando col “cannone” allo sparare con un “fucile di precisione”, permettendo così di ottenere ottimi risultati con i minori effetti collaterali possibili per il malato. Non solo, è emerso anche quanto sia sempre più importante una valutazione a 360° gradi del paziente, che tenga conto di tutte le sue co-morbidità, ovvero di quelle altre co-patologie, oltre alla malattia ematologica, che possono rendere un malato più fragile di un altro, a parità di età, e quindi esporlo a maggiori rischi a fronte di uno stesso trattamento.
In particolare, molto interessanti sono state le presentazioni nell’ambito dei linfomi non Hodgkin sia aggressivi che indolenti: in questi anni sono state individuate e caratterizzate alcune delle alterazioni nelle vie di segnale che conducono alla proliferazione cellulare incontrollata e che contribuisco alla genesi di tali tumori. La ricerca però non si è fermata qui, ma ha portato alla realizzazione di farmaci che intervengono in questo processo, bloccando il segnale “sbagliato” di trasmissione ed interrompendo questa replicazione “maligna”. Farmaci come Ibrutinib, Idelalisib o gli Inibitori di Bromodomain hanno dei nomi un poco “ostici”, ma i risultati incoraggianti finora ottenuti fanno ben sperare che in futuro possano offrire ai pazienti un’ opzione terapeutica in più nell’ambito di studi clinici controllati.
Il capostipite delle terapie dirette contro uno specifico bersaglio è Rituximab, l’anticorpo monoclonale anti-cellule CD20-positive (ovvero che colpisce SOLO i linfociti B, che esprimono sulla membrana cellulare la proteina CD20), che agisce in maniera sinergica con la chemioterapia, potenziandola. Da piu’ di 10 anni è entrato a far parte di schemi di trattamento sia dei Linfomi non Hodgkin a cellule B che della Leucemia Linfatica Cronica, cambiando radicalmente la prognosi di queste patologie e consentendo remissioni di lunga durata. Ora vi è un nuovo anticorpo monoclonale: Brentuximab Vedotin, un anticorpo diretto contro tutte le cellule che esprimono in superficie una particolare proteina (CD30), ed è legato ad una tossina che conduce al “suicidio” le cellule selezionate. Questo anticorpo sembra rappresentare un promettente alleato terapeutico per molte patologie quali Linfoma di Hodgkin classico, Linfoma a grandi cellule anaplastiche NK o T, Linfoma Primitivo del Mediastino, alcuni Linfomi B Diffusi a grandi cellule e persino per alcuni tumori solidi (Carcinoma Embrionario).
Il Congresso SIE è stato anche occasione di presentare, a livello nazionale, lavori scaturiti spontaneamente nei singoli Centri, senza la spinta da parte dei grossi colossi farmaceutici alle spalle, ma nati dall’osservazione e dall’esperienza clinica quotidiana e che spesso rappresentano la base per lo sviluppo successivo di nuovi studi clinici .
L’ Ematologia di Niguarda ha fornito diversi contributi:
::    Studio retrospettivo sulle Trombocitemie Autoimmuni (ITP). La nostra ricerca ha messo in luce che i nuovi farmaci (nello specifico: Romiplostim, un farmaco che “aiuta” il midollo osseo a produrre piastrine) possono dare risultati a lunga durata anche senza un’assunzione “cronica” a dosaggio pieno, permettendo eventualmente in futuro ai pazienti di interrompere il trattamento, senza perdita della risposta.
::   Lavoro sul ruolo della Lenalidomide nei pazienti con Linfoma Non Hodgkin B diffuso a grandi cellule plurirecidivati e pluritrattati.
::   Studio sulla disregolazione dei linfociti T regolatori nelle Hairy Cell Leukemia nei pazienti trattati con Cladribina
::   Risultati della mobilizzazione di cellule staminali periferiche mediante Zarzio
::   Lavoro sul ruolo diagnostico e prognostico della indagine PET nei Linfomi non Hodgkin T, argomento ancora fervidamente dibattuto, a cui noi speriamo dia aver dato un contributo.
Aver avuto l’occasione di partecipare a questo importante meeting è stato per me un’ esperienza formativa di confronto e di crescita. Ringrazio la Dr Morra e la Dr Rusconi per avermi dato questa possibilità. Ringrazio anche i pazienti, che partecipando agli studi clinici, si mettono a disposizione per il bene di tutti permettendo che la loro storia personale possa in futuro essere di aiuto agli altri. Lo trovo un gesto nobile e di riscatto.

di Erika Meli
medico specializzando ematologo

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