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L’Antitrombina: il modulatore della coagulazione

L’antitrombina è una proteina plasmatica che funziona da inibitore fisiologico della coagulazione e che ci protegge dalla trombosi.

La coagulazione è un processo molto complesso in cui intervengono numerosi fattori, i quali, attivandosi sequenzialmente, portano alla deposizione di una proteina insolubile, la fibrina, che, insieme alle piastrine e alle cellule del sangue, costituisce il tappo emostatico, con la funzione di bloccare la fuoriuscita di sangue dai vasi. La funzionalità dei fattori della coagulazione viene controllata da proteine specifiche che impediscono che il processo emostatico si estenda oltre la sede del danno vascolare. Tra queste proteine c’è l’antitrombina (AT), che, come dice lo stesso nome, blocca principalmente l’attività della trombina, l’enzima che trasforma il fibrinogeno in fibrina. Il livello di AT può essere ridotto rispetto alla norma in diverse condizioni “acquisite” (ad es. nell’epatopatia, visto che la sintesi di questa molecola avviene nel fegato), oppure in rari casi di difetto ereditario, nei quali l’AT può essere presente anche con livelli normali ma con una funzionalità ridotta. La carenza congenita di AT si associa ad un rischio da 5 a 50 volte più elevato di sviluppare eventi trombotici di carattere venoso, soprattutto agli arti inferiori, ed embolia polmonare. Specifici test di laboratorio, insieme alla storia clinica, permettono di stabilire la natura (acquisita o congenita) della carenza di antitrombina; inoltre, i test genetici permettono di determinare, nei casi di carenza congenita, il tipo di difetto molecolare, che influenza il rischio di sviluppare gli eventi trombotici. La conoscenza di questi dati permette di instaurare, nelle situazioni a rischio (ad es. interventi chirurgici), una adeguata profilassi antitrombotica per aiutare l’organismo a mantenere l’equilibrio emostatico.

di Anna Rosa Corno
biologo

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