Leucemia promielocitica: quando l’arsenico fa bene

Ad inizio ottobre si è tenuto a Roma un Convegno che ha riunito esperti a livello internazionale nel campo della Leucemia Promielocitica. Questa patologia era considerata un tempo una delle più temute forme di leucemia, gravata da elevata incidenza di mortalità all’esordio, a causa delle grave rischio emorragico che caratterizza la malattia nelle sue prime fasi.

Oggi, grazie ai progressi nella ricerca, che hanno portato ad una sempre più  precisa definizione delle alterazioni a livello molecolare alla base della patologia e grazie all’avvento di nuovi farmaci, sempre meglio conosciuti, la sopravvivenza raggiunge il 97%!
Grande enfasi è stata data all’utilizzo dell’arsenico, un farmaco inizialmente utilizzato dai cinesi, la cui efficacia è già nota nei casi di recidiva di malattia. Numerose evidenze dimostrano come il farmaco sia efficace anche come terapia iniziale, garantendo risultati altrettanto buoni quanto la terapia standard attuale, rappresentata dall’associazione di chemioterapia e tretionina. L’utilizzo di questo farmaco, purtroppo non ancora utilizzabile in Italia come terapia d’attacco, risparmierebbe tutti i possibili effetti collaterali della chemioterapia, in particolare il rischio infettivo. In Paesi quali l’India o L’Iraq, dove la mortalità per questa malattia è ancora elevata perchè non dispongono di strutture e mezzi adeguati per una diagnosi precoce e dove i farmaci (chemioterapici e tretionina) non sono accessibili a tutti, l’avvento dell’arsenico ha salvato molte vite!

Valentina Mancini
medico specialista ematologo

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