L’importanza della diagnosi precoce nella prevenzione in oncologia

In medicina uno dei principali obiettivi è diagnosticare una malattia il più precocemente possibile. In presenza dei primi sintomi è buona pratica medica garantire ai pazienti una diagnosi tempestiva. Quando un paziente presenta un rischio aumentato per un certo tipo di tumore, a causa dell’età o di altre condizioni, i medici sono tenuti ad impiegare i metodi diagnostici raccomandati per individuare questi tumori.

La diagnosi precoce è una delle modalità di prevenzione che ha lo scopo di individuare le malattie nelle fasi iniziali, grazie agli esami clinici consigliati per età e sesso. Da molti anni sono attivi programmi di prevenzione (screening di popolazione) organizzati da Regioni, Province e Comuni in tutta Italia.
Ma che cos’è esattamente un programma di screening? Secondo il documento prodotto dal Ministero della Salute nel 2006, si tratta di un intervento di sanità pubblica che consiste in un percorso organizzato di diagnosi precoce rivolto ad una popolazione asintomatica, che aderisce volontariamente. L’obiettivo è individuare il tumore, se presente, in fase iniziale. E’ garantita gratuitamente anche l’eventuale assistenza diagnostica e terapeutica in tutte le fasi del percorso.
I programmi di screening sono sottoposti ad accurati controlli di qualità: le Linee Guida Europee e il Ministero della  Salute definiscono gli indicatori per valutare sistematicamente i risultati del programma.
La domanda più frequente è perché esistono i programmi di screening per alcune malattie e per altre no. E’ possibile organizzare un programma di screening solo per alcuni tipi di malattie: quelle in cui è effettivamente determinante una diagnosi precoce.
Il cancro della cervice uterina, della mammella e del colon retto sono tre dei principali tumori che colpiscono la popolazione italiana, e se vengono diagnosticati in fase precoce possono essere trattati adeguatamente e tempestivamente.
Per merito di una attenta strategia di diagnosi precoce, ogni anno in Italia vengono individuati allo stadio iniziale 3.500 – 4.000 nuovi casi del tumore dell’utero, 35.000 del tumore del seno e 36.000 del tumore del colon retto.
Attualmente la ricerca scientifica ha fornito prove sufficienti sull’efficacia di questi tre screening:
:: Pap test per il tumore del collo dell’utero da eseguire nelle donne tra i 25 e 64 anni ogni 2-3 anni;
:: Mammografia per il tumore della mammella da eseguire nelle donne di età fra i 50 e 69 anni una volta all’anno e può essere completata da un’ecografia del seno;
:: Ricerca del sangue occulto per il tumore del colon da eseguire nella popolazione di età tra i 50 e i 70 anni ogni due anni.
Gli screening oncologici sono un complesso investimento per la salute, che ha come risultato una riduzione della mortalità. Per raggiungere questo obiettivo, si devono mettere in atto dei processi che migliorino le capacità organizzative dei sistemi sanitari, la tecnologia e le conoscenze in ambito scientifico.

Periana Minga
medico specialista ematologo

 

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