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Macroglobulinemia di Waldenström: concluso il IX Workshop biennale ma la ricerca continua

Dal 5 all’8 ottobre 2016 si è svolto ad Amsterdam il Workshop Internazionale sulla Macroglobulinemia di Waldenström che si tiene regolarmente ogni due anni ed  è ormai giunto alla nona edizione.

Il primo di questi incontri internazionali si è svolto nel 2000. Certamente è stimolante notare la partecipazione di  un crescente numero di ricercatori e soprattutto il coinvolgimento progressivo di  molte nazioni a dimostrazione dell’interesse per questa patologia. Da sottolineare quest’anno la presenza di molti colleghi provenienti dall’Australia e dai paesi Asiatici.

La finalità di questi incontri non è esclusivamente quello di discutere sulle novità dal punto di vista clinico e biologico ma anche quello di proporre una discussione sui vari programmi terapeutici che comunemente utilizziamo  in modo da definire e ottimizzare le migliori strategie di intervento per i pazienti.

Sicuramente la maggior parte delle grosse novità riportate quest’anno riguardano gli aspetti  biologici della Macroglobulinemia di Waldenström. Sono stati fatti progressi nell’approfondire le caratteristiche biologiche della malattia soprattutto in  merito al ruolo del MYD88 e della mutazione del CXCR4 ma anche di altre alterazioni genetiche. I pazienti con Macroglobulinemia di Waldenström sono molto differenti fra loro dal momento che la malattia si caratterizza per diverse modalità di presentazione, sintomi e andamento clinico. Alla base di questi diversi comportamenti sotto il profilo clinico vi è una diversa espressione genica che può determinare anche un’influenza sulla prognosi della malattia. Comprendere l’esatto meccanismo d’azione di queste alterazioni geniche e l’influenza che queste hanno all’interno della cellula neoplastica non significa ottenere una informazione fine a se stessa perché questa avrà nel futuro un ruolo fondamentale nella ricerca di terapie sempre più mirate. L’esempio più eclatante in questo senso ci è stato dato dalla evidenza della mutazione del MYD88 che è alla base del razionale di trattamento con ibrutinib.

Mentre la prima parte del workshop viene sempre dedicata soprattutto alla biologia, nella seconda parte il programma si rivolge prevalentemente alle varie strategie terapeutiche.  Questo momento del meeting è fondamentale perché vengono presentati gli aggiornamenti dei vari studi clinici che sono già stati pubblicati. Spesso i risultati degli studi clinici vengono pubblicati molto precocemente perché essi rappresentano un’importante informazione sugli indirizzi terapeutici futuri. Talora il maggiore limite di questo approccio è quello di non avere un lungo periodo di osservazione che ci permetta di capire il reale impatto di quella terapia sulla risposta a lungo termine ed informazioni sull’insorgenza di effetti collaterali tardivi.  Sono stati presentati i risultati aggiornati degli studi basati sulla  somministrazione di immunochemioterapia a base di bendamustina, bortezomib, ciclofosfamide. E’ stata confermata la validità di queste combinazioni terapeutiche che permettono di ottenere risposte di lunga durata con uno scarso profilo di tossicità.

Abbiamo avuto anche la possibilità di avere l’aggiornamento dei 63 pazienti arruolati nello studio con ibrutinib, originariamente pubblicato un anno fa sul New England Journal of Medicine, e che ha portato all’approvazione di questo farmaco per il trattamento della Macroglobulinemia di Waldenström. I risultati dopo un più lungo periodo di osservazione confermano la buona tolleranza del farmaco con risposte di lunga durata. Tuttavia è stato evidenziata la presenza di una piccola parte delle popolazione trattata, che per caratteristiche mutazioni del CXCR4, presentano risposte meno soddisfacenti. Si sta comunque lavorando anche in questo senso dal momento che vengono attualmente analizzati degli anticorpi anti CXCR4 che potranno avere nel futuro uno spazio terapeutico.

Ci si attendono anche novità dall’uso di nuovi inibitori che comprende anche una nuova molecola che presto  avremo a disposizione nella Divisione di Ematologia di Niguarda per un  nuovo studio clinico controllato.
I nuovi farmaci, così detti biologici, come gli inibitori delle tirosin kinasi, presentano delle caratteristiche peculiari nella cinetica della risposta. A differenza della chemioterapia con l’utilizzo di questi farmaci si assiste ad un veloce decremento della componente monoclonale al quale non sempre corrisponde una scomparsa dell’infiltrato a livello midollare.

Parte del workshop è stato quindi dedicato ad un vivace dibattito sul significato della peculiarità delle risposte che vengono registrate con l’utilizzo di questi nuovi farmaci. Il dibattito si è orientato sulla domanda: è necessario raggiungere delle risposte complete in questa malattia o è sufficiente ottenere un buon controllo della stessa?  
Ancora non abbiamo le risposte conclusive a questa ed altri quesiti sui quali si interrogano gli specialisti di questa malattia ma è importante che la comunità scientifica continui a lavorare per poter ottimizzare le varie strategie terapeutiche ed anche se può sembrare una frase fatta ci sono ancora: “LAVORI IN CORSO”

di Alessandra Tedeschi

Specialista Ematologo – Divisione di Ematologia ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda

 

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