Novità in tema di Epatite – progetto di formazione Hospital Program in HBV

Nel febbraio scorso, presso l’Ospedale Niguarda Ca’ Granda,  si è tenuto l’Hospital Program in HBV, un importante progetto di formazione in tema di epatite B, durante il quale sono stati esplorati i più attuali approcci diagnostici, terapeutici e di monitoraggio dei pazienti affetti da tale malattia, allo scopo di fornire al paziente un iter di cura sempre più ottimizzato e individualizzato.

Il congresso ha visto nascere un vivace dialogo tra i differenti specialisti sulle problematiche della gestione dei pazienti affetti da virus dell’epatite B. In Italia si stima che vi siano almeno 900.000 portatori cronici e un numero imprecisato, ma stimato nell’ordine di qualche milione, di individui con infezione occulta da virus dell’epatite B. I pazienti affetti da tale virus possono essere suddivisi in tre distinte categorie sulla base di specifici esami del sangue:
–    i portatori attivi, che presentano un quadro di epatite conclamata causato dalla attività diretta del virus
–    i portatori inattivi, che hanno contratto l’infezione, ma nei quali il virus è presente a concentrazioni così basse da risultare incapace di suscitare una malattia manifesta
–    i portatori occulti, che hanno apparentemente eliminato il virus dall’organismo, nei quali tuttavia esso resta localizzato in maniera silente, ma persistente, a livello del fegato

Nell’ambito delle malattie ematologiche, la riattivazione dell’epatite si è presentata negli ultimi anni come un problema emergente, in quanto lo stato di depressione del sistema immunitario, dovuto da un lato alla malattia ematologica di base e dall’altro ai farmaci utilizzati in corso di trattamento, può facilitare il “risvegliarsi” del virus dell’epatite. Tale riattivazione è caratterizzata dalla ricomparsa di una intensa attività virale, con conseguente possibile danno epatico, in un paziente noto per essere un portatore “silente” del virus, cioè un portatore inattivo od occulto.
Tra i farmaci, quello che sicuramente ha avuto il maggior impatto in termini di riacutizzazioni virali è risultato essere il rituximab, mentre altri più comunemente chiamati in causa sono alemtuzumab, fludarabina, antracicline e corticosteroidi.
Di rilevanza fondamentale risulta in tale contesto il riconoscimento dei pazienti portatori del virus dell’epatite B, in quanto la profilassi anti-virale dei pazienti sottoposti a chemioterapie immunosoppressive ha dimostrato di essere in grado di ridurre i casi di riattivazione e di mortalità dovuta al virus, migliorando in ultima analisi la risposta complessiva della malattia ai trattamenti.

Mauro Turrini
medico specialista ematologo

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