Quattro buone ragioni per rinunciare all’alcol

Mi piace il sapore, sento la tradizione di un popolo, nell’aroma gusto la storia della terra. Mille le possibili risposte di chi non è “bevitore” ma semplice degustatore di vino o altri alcolici alla domanda: perché bevi? Tentiamo di analizzare, in modo pragmatico, ciò che accade non tanto nella corteccia frontale bensì nel circuito dopaminergico del nostro cervello.

Qualsiasi dose di etanolo, che sia disciolta nel più prezioso dei vini invecchiati o nel più grossolano superalcolico, attiva le strutture del cervello deputate alla percezione del piacere e dell’oblio in genere. Si sa che un bicchiere di vino non produce l’ubriachezza in nessuno, ma chi può dimostrare che quella quantità non modifichi minimamente il nostro stato emozionale?

Ed ecco perché, forse, non ci sono convenienti motivazioni al bere:

1. Non esiste uno studio che possa certificare la superiorità dei benefici di alcune sostanze presenti, quali polifenoli / resveratrolo (= antiossidanti), rispetto al danno di tutte le altre ugualmente presenti in quella quantità di soluzione che risulta necessaria per ottenere il citato beneficio.

2. Può essere utile a chi adduce, tra le giustificazioni al bere, i benefici decantati dalla medicina di queste bevande, leggere il resoconto delle cronache sulle ricerche di Dipak Das, direttore del centro di ricerche cardiovascolari nell’Università del Connecticut, autore di decine di articoli sui miracolosi effetti del vino: 26 studi, pubblicati in 11 riviste scientifiche, sono risultati pesantemente manipolati e la maggior parte riguardava gli effetti del resveratrolo, sostanza presente nella buccia dell’uva.

3. Chi risponde di bere il bicchiere di vino a pasto, perché prescritto dal dietologo, chieda al medico se la bevanda può essere considerata un alimento vero e proprio. Siamo persuasi che la risposta sarà no. In quanto l’etanolo e le bevande in cui è disciolto non può essere classificato per la sua struttura chimica tra alcun tipo di nutriente, pur contenendo una buona quantità di energia (5,5 kcal per grammo di alcol): in pratica, l’apporto energetico del vino non è legato ad alcuna funzione nutrizionale, ma solo alla produzione di energia. L’alcol, inoltre, non segue le normali vie digestive dell’organismo umano, ma passa per gran parte direttamente nel sangue dallo stomaco (40%) e dal primissimo tratto dell’intestino (duodeno 30% e primo tratto intestino alto). E di qui al cervello.

4. Infine, l’etanolo a qualsiasi quantità e in qualsiasi soluzione è considerato dalla Organizzazione Mondiale della Sanità una sostanza potenzialmente cancerogena e, soprattutto, stupefacente. Pertanto ognuno quando a tavola posiziona una bottiglia di vino in presenza dei propri figli deve porsi la domanda se tale somministrazione possa o no essere assimilata a una azione drogante di colui che la beve.
Facciamo che la cultura dei popoli si trasformi in vantaggio per la salute e per la collettività al di là di proibizionismo e permissivismo, scegliendo di non fare o non assumere ciò che fa male.

di Paola D’Amico
vicepresidente Ams Onlus

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