Una nuova era per il trattamento della LLC

Non è sicuramente troppo ottimistico dire che “è iniziata una nuova era per il trattamento della Leucemia Linfatica Cronica”. Nel corso dell’ultimo congresso della Società Americana di Ematologia che si è svolto A New Orleans lo scorso Dicembre sono stati presentati i risultati di numerosi studi ai quali abbiamo partecipato anche noi – con arruolamento di numerosi pazienti – che hanno dimostrato l’efficacia di nuovi farmaci non chemioterapici.

Dal momento che la maggior parte dei malati che presenta questa forma di di leucemia ha più di 65 anni e spesso soffre di patologie associate tipiche dell’età avanzata, essere curati per un tumore – sottoponendosi a trattamenti intensivi con pesanti effetti collaterali – può rappresentare un problema. Per anni quindi in questi pazienti la terapia ha avuto un intento più “contentivo” che “curativo”. Durante il congresso sono stati mostrati i risultati di due diversi studi volti a verificare l’efficacia e la tollerabilità di due nuovi anticorpi monoclonali – il GA101 e l’Ofatumumab – in associazione al chemioterapico storicamente utilizzato in questa patologia: il Chlorambucil. Questi due anticorpi, così come il Rituximab, sono in grado di colpire esattamente un bersaglio specifico (CD20) posto sulla superficie cellule che si ammalano di Leucemia Linfatica Cronica. A differenza del Rituximab rappresentano però una nuova generazione di anticorpi, più potenti di Rituximab e con maggiore capacità selettiva. In entrambi gli studi si sono raggiunti dei risultati soddisfacenti, migliori rispetto alla cura standard, con una tossicità sopportabile da parte di pazienti che hanno altri problemi oltre alla malattia di base.
Da anni l’immunochemioterapia rappresenta l’approccio terapeutico standard per la Leucemia Linfatica Cronica. Attualmente numerose nuove molecole in grado di inibire la proliferazione e di stimolare la morte programmata (apoptosi) della cellula leucemica sono in studio.
In particolare i farmaci che hanno dato i risultati più soddisfacenti in tal senso sono: Ibrutinib e Idelalisib.
L’Ibrutinib è stato già approvato negli Stati Uniti per il trattamento del Linfoma Mantellare. I risultati mostrati durante il congresso hanno dimostrato che il farmaco è efficace anche nella Leucemia Linfatica Cronica sia quando viene utilizzato da solo sia in associazione a Rituximab con o senza chemioterapia. Peraltro l’utilizzo dell’Ibrutinib anche in associazione non ha determinato un incremento di tossicità. Siamo in attesa dei risultati dello studio – cui abbiamo partecipato anche noi – nel quale sono stati arruolati più di 500 pazienti.
Ottimi risultati anche nei pazienti trattati con l’Idelalisib, addirittura lo studio che prevedeva un confronto fra pazienti trattati con Rituximab da solo e pazienti trattati con Idelalisib e Rituximab è stato chiuso precocemente per chiara superiorità terapeutica della combinazione dei due farmaci.
Da non dimenticare: entrambi questi farmaci presentano un’ottima efficacia anche nei pazienti con i fattori prognostici più sfavorevoli.
Ci auspichiamo quindi di avere presto a disposizione un numero sempre maggiore di farmaci che, avendo differenti meccanismi d’azione rispetto ai comuni chemioterapici, ci permetteranno di superare la farmaco-resistenza che siamo abituati a vedere con la sola chemioterapia.

di Alessandra Tedeschi
medico specialista ematologo

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