Uno studio intelligente ovvero il contributo dell’Italia alla cura dei linfomi

Una (buona) tradizione che continua. Tante volte su Ematos vi abbiamo portato notizie degli ultimi aggiornamenti degli studi clinici su diverse malattie ematologiche dai congressi nazionali o internazionali cui abitualmente partecipiamo. Oggi vogliamo raccontarvi un esempio diverso (solo un esempio, perché la realtà è assai più vasta), per testimoniare quanto può essere utile ai nostri pazienti uno studio clinico ben fatto. Vi raccontiamo la storia di uno studio italiano.
Un breve accenno di storia. Da molti anni in Italia i diversi gruppi che si occupano di linfomi lavorano in modo coordinato e si sono riuniti nell’Intergruppo Italiano Linfomi, da cui è nata 3 anni fa la Fondazione Italiana Linfomi (FIL). La FIL coordina gli studi nazionali e partecipa unitariamente a studi internazionali di rilievo per il trattamento dei linfomi.
Il linfoma follicolare. Un linfoma molto frequente è il linfoma follicolare, una malattia ad andamento clinico indolente ma con frequente tendenza alla ripresentazione nel tempo. Molti sono i cicli di immunochemioterapia che si sono dimostrati utili nel trattamento di questa malattia all’esordio, ma nessuno aveva dimostrato quale di questi schemi fosse il più efficace e gli ematologi tendevano ad utilizzare quello con cui avevano maggiore “dimestichezza”.
L’idea italiana: il primo studio al mondo di confronto tra i regimi chemioterapici disponibili per il FL. Così è nata l’idea di proporre un protocollo di studio nazionale che permettesse di confrontare i 3 schemi di trattamento più diffusi al mondo: RCHOP, RCVP, RFM. I pazienti che necessitavano di ricevere un trattamento per un recente riscontro di linfoma follicolare e che sceglievano di aderire al protocollo sapevano di ricevere un trattamento efficace,che avrebbero ugualmente potuto ricevere anche al di fuori del protocollo stesso. Così non c’era nulla da inventare o da “sperimentare”; semplicemente, anziché lasciar scegliere al singolo ematologo il trattamento del singolo paziente, il trattamento veniva scelto in maniera “statisticamente casuale” (si dice random).
Un lavoro fatto bene e con pazienza. Tutti i centri italiani hanno contribuito con entusiasmo e in poco tempo è stato possibile concludere l’arruolamento previsto di 534 pazienti. Poi… si è atteso. Sì, avete capito bene, si è atteso per ben 2 anni perché non interessava sapere solo quale ciclo permettesse di ottenere percentuali maggiori di risposte o risposte di migliore qualità (remissioni complete); ma abbiamo ritenuto importante anche vedere quanto queste risposte durassero nel tempo (magari il ciclo che otteneva “tutto e subito” poteva non essere il migliore sul lungo periodo) o se si verificassero anche a distanza di tempo delle complicanze o tossicità maggiori per un tipo di trattamento rispetto a un altro. Insomma, le cose buone non si fanno in fretta (regola generale, ma ancor più necessaria quando si tratta di questioni che hanno a che fare con la vita delle persone!).
Il raccolto dei frutti. Va beh, ve lo dico subito: ha vinto RCHOP. Non aggiungo altro, adesso il lavoro e pubblicato su una rivista internazionale ed è disponibile per tutti (Federico et al, JCO 2013). Da qui, ogni ematologo nel mondo sa che il miglior ciclo di terapia da offrire al paziente con il linfoma follicolare all’esordio è RCHOP! Certo, esistono anche i casi particolari e vi possono essere situazioni in cui invece è preferibile usare altri cicli, ma le eccezioni funzionano quando ci sono le regole! E adesso ogni nuovo ciclo che voglia dimostrarsi il miglior trattamento per il linfoma follicolare deve necessariamente confrontarsi con RCHOP… qualcuno ci sta provando, ma è una storia che magari vi racconteremo un’altra volta.
Grazie a tutti i pazienti che hanno partecipato a questo studio (e sono tanti anche nel nostro centro)! Grazie anche perché hanno permesso di guadagnare ai pazienti con linfoma follicolare giunti dopo di loro la certezza che il trattamento proposto è il migliore attualmente disponibile (e non è poco…)

di Vittorio Zilioli
medico specialista ematologo

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