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Virus Ebola: storia e modalità di trasmissione

Il 29 settembre 1976 arrivarono in Europa in un laboratorio universitario del Belgio alcune provette di sangue prelevate da una suora fiamminga contagiata da una febbre emorragica di origine sconosciuta, mentre si trovava in missione in Zaire (oggi Repubblica Democratica del Congo). Queste provette viaggiarono, su un volo passeggeri, in un thermos di plastica con del ghiaccio.

All’inizio i tre ricercatori pensavano di trattasse di una semplice febbre gialla con manifestazioni emorragiche, ma ben presto si capì di essere di fronte ad un nuovo virus letale. In quell’anno, nell’ex Zaire, il virus Ebola uccise 280 persone, circa il 90% dei contagiati. Il nome del virus deriva dal nome della valle da cui partì quella prima epidemia.

I ceppi del virus Ebola fino ad ora isolati sono 5, 4 sono letali per l’uomo. Il serbatoio naturale di questo virus sono le volpi volanti, grossi chirotteri che vivono nelle foreste tropicali, che non sviluppano la malattia. Si pensa che il virus Ebola sia arrivato all’uomo mangiando carne infetta.

Gli individui malati sono infetti solo nel momento in cui presenta i sintomi, quindi essere stati a contatto con persone che hanno in seguito sviluppato questa febbre emorragica non espone al rischio di contagio. Il periodo di incubazione va dai 2 ai 21 giorni. Ebola si trasmette attraverso il contatto  di mucose e di ferite aperte con liquidi biologici infetti ovvero sangue, vomito, feci, latte materno, sperma e, in fase avanzata della malattia, saliva ed urina. Nel sudore non è mai stato isolato il virus. La modalità di trasmissione ne limita molto la diffusione nei paesi occidentali.

I motivi per cui il virus Ebola si diffonde così velocemente in alcuni paesi africani sono principalmente legati alle usanze tipiche di cura dei defunti. Occuparsi infatti di un parente deceduto per il virus Ebola senza alcun tipo di precauzione espone le persone al contagio (1). É importante sottolineare che non ci sono casi di immigrati irregolari che arrivano dalle zone dell’epidemia che presentano la malattia.

Non vi sono ancora terapie efficaci e specifiche o vaccini contro il virus Ebola e gli studi su nuove molecole trovate fin ora non sono ancora state valutate per la sicurezza e l’efficacia.

di Milena Lodola
biologo genetista

(1) Fonte: Il portale dell’epidemiologia per la sanità pubblica – http://www.epicentro.iss.it/

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