L’aglio contro i tumori

Le proprietà dell’aglio come alimento potenzialmente in grado di prevenire o ritardare lo sviluppo di molti tumori non sono solo delle ipotesi, bensì dei punti fermi, tanto che l’aglio è una delle piante più studiate in medicina. Il suo chimismo è straordinariamente complesso, contandosi circa 300 differenti molecole di cui si sospetta una forte attività biologica, in particolare antinfiammatoria, antibatterica e antiossidante: tra queste, molte sono molecole solforate (cui si deve il caratteristico profumo e sapore dell’aglio) che derivano in gran parte dall’allicina, ma l’aglio è ricchissimo anche di arginina, selenio, quercetina e flavonoidi, cioè di quanto di meglio possa offrire la natura per contrastare l’invecchiamento, l’infiammazione e lo sviluppo tumorale.

L’aglio è una pianta della famiglia delle liliacee (quindi è parente di giglio, tulipano, mughetto, cipolla e scalogno), anche se la nuova sistematica basata sul patrimonio genetico lo colloca nella famiglia delle amarillidacee (quindi tra i parenti stretti del narciso). Dell’aglio si utilizzano da millenni gli spicchi che si ricavano dal bulbo (la “testa”) per uso alimentare e farmacologico: basti pensare che i lavoratori che edificavano le piramidi (che erano dei salariati, e non degli schiavi) percepivano una paga giornaliera che comprendeva – tra l’altro – svariate teste di aglio e circa 4 litri di birra.
Svariati studi epidemiologici retrospettivi e prospettici (come l’EPIC che ha coinvolto soggetti di 10 nazioni europee) pubblicati su riviste internazionali, hanno dimostrato che il consumo regolare di aglio è in grado di ridurre significativamente il rischio di tumore a stomaco, esofago, colon, retto, pancreas, mammella, prostata e polmone. In alcuni casi, i risultati sono davvero interessanti: ad esempio, uno studio condotto in Cina ha dimostrato che mangiare due spicchi di aglio a settimana riduce il rischio di tumore dei polmoni del 50% nei non fumatori e del 30% nei fumatori, mentre l’IOWA Women’s Study negli USA ha mostrato che il consumo regolare di aglio riduce di poco meno del 50% l’incidenza del tumore del colon.
I risultati derivanti da trial clinici randomizzati sono molti di meno, anche perché si tratta di protocolli che richiedono tempi lunghi, se non lunghissimi. Tuttavia, un trial randomizzato in Giappone ha evidenziato che un consumo regolare di aglio per 12 mesi riduce del 20% la comparsa di nuovi adenomi del colon in soggetti adulti già in trattamento per questo problema, mentre un altro trial randomizzato condotto in Cina lungo 5 anni su una popolazione di 5 mila soggetti ad alto rischio per il tumore allo stomaco, ha dimostrato che un trattamento con 200 mg di estratto d’aglio una volta al giorno, più 0.1 mg di selenio ogni due giorni, verso placebo, riduce del 33% l’incidenza di tutte le forme di tumore e di ben il 52% quella del tumore allo stomaco.
Malgrado il numero ridotto di trial interventistici, i risultati sembrano incoraggianti: l’aglio, oltre che essere un alimento squisito, possiede anche potenziali capacità di prevenire un buon numero di tumori. Come dosaggio ideale, il National Cancer Institute americano, pure con tutta la prudenza e i distinguo del caso (dati i pochissimi trial randomizzati), fa propri i suggerimenti della WHO, citando il dosaggio ideale nell’adulto pari ad uno spicchio al giorno. Da mangiare rigorosamente crudo.

di Michele Nichelatti
biostatistico

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