LAVORO E MALATTIA EMATOLOGICA: COME GESTIRLO NEL TEMPO

Affrontare una malattia ematologica significa spesso riorganizzare non solo la propria quotidianità, ma anche il rapporto con il lavoro. Continuare a lavorare, ridurre l’attività o pianificare un rientro dopo le cure sono scelte che dipendono da molti fattori: condizioni cliniche, tipo di attività svolta, effetti delle terapie e bisogni personali.
Per molte persone, il lavoro rappresenta non solo una fonte di reddito, ma anche un elemento di identità e quotidianità. Allo stesso tempo, i trattamenti e i loro effetti possono rendere più difficile mantenere i ritmi precedenti, richiedendo un adattamento progressivo1,2.
Pianificare le attività: partire da ciò che è sostenibile
Durante le cure o nel periodo successivo, può essere utile rivedere l’organizzazione del lavoro in modo più flessibile. La pianificazione settimanale aiuta a distribuire le attività tenendo conto dei momenti di maggiore energia e di quelli in cui la stanchezza si fa sentire di più.
Tra gli aspetti più utili:
- definire priorità realistiche;
- alternare attività impegnative e momenti di pausa;
- tenere conto di visite mediche, controlli e possibili imprevisti.
Sentirsi affaticati, è uno dei sintomi più frequenti e può influenzare la capacità di mantenere gli stessi ritmi lavorativi di prima della malattia2,3 .
Pause e gestione dell’energia
Concedersi pause regolari non è un segno di debolezza, ma una strategia utile per gestire le energie nel corso della giornata. Alcuni pazienti riferiscono difficoltà di concentrazione, riduzione della resistenza fisica o necessità di interrompere più spesso le attività.
Questi aspetti sono comuni e possono essere gestiti adattando il ritmo di lavoro, evitando il sovraccarico e distribuendo meglio le attività nel tempo1,3.
Rientro al lavoro: meglio graduale e concordato
Il rientro al lavoro dopo un periodo di assenza può richiedere tempo. Non sempre è possibile riprendere subito le stesse mansioni o lo stesso orario.
E’ importante un rientro graduale, che può prevedere:
- una ripresa progressiva delle ore lavorative;
- modifiche temporanee delle mansioni;
- maggiore flessibilità negli orari o nel luogo di lavoro.
Molti lavoratori, infatti, apportano cambiamenti al proprio lavoro, come passare a un part-time o lavorare da casa, per rendere il rientro più sostenibile2,3.
Comunicare sul lavoro: quanto e come
Decidere se e quanto parlare della propria condizione in ambito lavorativo è una scelta personale. Tuttavia, condividere alcune informazioni con il datore di lavoro o con le risorse umane può facilitare l’accesso a supporti e adattamenti.
Una comunicazione chiara può aiutare a:
- concordare modifiche organizzative;
- pianificare il rientro;
- garantire condizioni di lavoro più sicure.
E’ dimostrato che, un dialogo regolare con il datore di lavoro e un ambiente di lavoro supportivo sono associati a una maggiore probabilità di mantenere o riprendere l’attività lavorativa2,4.
Diritti e tutele: cosa cambia dal 2026
Negli ultimi anni sono state introdotte nuove misure per rafforzare la tutela delle persone con malattie oncologiche e croniche.
Dal 2026, una nuova normativa prevede maggiori garanzie per lavoratori dipendenti e autonomi con invalidità pari o superiore al 74%, tra cui la possibilità di richiedere un periodo di congedo fino a 24 mesi, mantenendo il posto di lavoro anche se senza retribuzione.5,6
La norma introduce anche:
- priorità nell’accesso al lavoro agile al rientro, quando possibile;
- incremento dei permessi retribuiti per visite ed esami;
- maggiori tutele anche per i lavoratori autonomi, con possibilità di sospensione dell’attività per periodi più lunghi.
Si tratta di un passo importante per garantire maggiori tutele durante e dopo i percorsi di cura.
Adattamenti e supporti disponibili
Le persone con malattie ematologiche hanno diritto a tutele specifiche sul lavoro. In molti casi, il datore di lavoro è tenuto a prevedere “accomodamenti ragionevoli” per consentire di lavorare in sicurezza.
Questi possono includere:
- orari flessibili;
- lavoro da remoto;
- modifiche delle mansioni;
- pause più frequenti.
L’obiettivo è rendere il lavoro compatibile con le condizioni di salute, tenendo conto anche del maggiore rischio di infezioni o degli effetti collaterali delle terapie4.
Un equilibrio possibile
Gestire il lavoro durante o dopo una malattia ematologica non significa necessariamente scegliere tra lavorare e prendersi cura di sé, ma trovare un equilibrio tra le due dimensioni.
In alcuni casi sarà possibile continuare a lavorare, in altri sarà necessario ridurre o sospendere temporaneamente l’attività. Ciò che conta è adattare le scelte alla propria situazione, senza pressioni e con il supporto del team curante e delle risorse disponibili.
Per molte persone, il lavoro resta un elemento importante di qualità della vita, ma deve essere sostenibile nel tempo e compatibile con il percorso di cura1,2.
Fonti
-
-
- Thomson MD, Siminoff LA. Managing work and cancer treatment: Experiences among survivors of hematological cancer. 2018 Jul 1;124(13):2824-2831.
- Salit RB, Lee SJ, Bhatt NS, Carpenter PA, Fan X, Armstrong A, Oshima MU, Connelly-Smith L, Krakow E, Lee CJ, Vo P, Mehta R, Syrjala KL. Returning to Work Following Hematopoietic Cell Transplantation: The Survivor’s Perspective. Transplant Cell Ther. 2024 Jun;30(6):612.e1-612.e12.
- Returning to work or study — Leukaemia Foundation. https://www.leukaemia.org.au/education/returning-to-work-or-study/ (Ultimo accesso 24.04.2026)
- Working with blood cancer — Blood Cancer UK. https://bloodcancer.org.uk/understanding-blood-cancer/life-with-blood-cancer/living-well/money-work/working-blood-cancer/ (Ultimo accesso 24.04.2026)
- Il diritto al lavoro dopo un tumore — Lega Italiana Lotta Tumori (LILT)
- Dal 2026 per i malati oncologici più tutele sul lavoro — AIRC. https://www.airc.it/news/dal-2026-per-i-malati-oncologici-piu-tutele-sul-lavoro (Ultimo accesso 24.04.2026)
-




